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La relazione tra medico e paziente non è sempre facile, ma essenziale per la buona riuscita della terapia. Ecco come poter dare il proprio contributo.
Da Monika Siber, Rheumaliga Schweiz
Sono proprio le persone affette da malattie croniche, quali ad esempio i reumatismi infiammatori, a cercare a volte per anni un medico di cui possano pienamente fidarsi. L’intesa tra il medico e il paziente è infatti fondamentale.
«Il mio medico si preoccupa per me e prende sul serio i miei timori, oltre a essere divertente. Possiamo persino scherzare insieme»: chi non sarebbe soddisfatto di affermare lo stesso parlando del proprio medico?
Analogamente a tutti gli altri tipi di relazione, la fiducia deve essere coltivata. Entrambe le parti possono contribuire a far sì che il rapporto sia di reciproco sostegno.
Oggi i medici sono più sotto pressione che mai. Purtroppo, a causa dei risparmi sui costi nel sistema sanitario, spesso il tempo da dedicare ai colloqui tra medico, paziente e familiari risulta insufficiente. Ciò nonostante, i pazienti hanno tutto il diritto di esigere che il medico trovi il tempo da dedicare loro.Per entrambi è importante sfruttare al massimo il tempo che si ha a disposizione. Preparandosi nel modo corretto, ovvero riflettendo a casa con calma sui punti da affrontare durante la visita, i pazienti forniscono un importante contributo.
Nella scelta è importante considerare i seguenti punti:
Quasi a tutti sarà capitato di avere in mente di porre determinate domande al medico, ma di dimenticare cosa si volesse dire durante la conversazione e, una volta tornati a casa, di rendersi conto che alcuni punti non sono stati chiariti. Preparare una check-list scritta può eludere il problema, perché aiuta innanzitutto a strutturare i propri pensieri nel modo in cui verranno esposti durante il colloquio.
Quando le persone interessate, una volta tornate a casa, si rendono conto di non aver capito qualcosa o di non essere d’accordo su qualche punto, il consiglio è di richiamare subito il medico e di porgli domande chiare, invece di sprecare tempo nel preoccuparsi o irritarsi.
I pazienti hanno ora accesso a numerosi canali informativi e chiedono di essere coinvolti nelle decisioni relative al trattamento, perché hanno il diritto di mettere in dubbio o rifiutare eventuali terapie, assumendosene la responsabilità. Sempre più medici si adattano all’approccio consapevole dei propri pazienti.