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Soletta, Basilea o Carouge? 6 gite alla scoperta delle città svizzere

Ti mostriamo i punti salienti di 6 città svizzere che è bello esplorare a piedi. Le attrazioni culturali e architettoniche possono essere meravigliosamente combinate con un po' di esercizio fisico.

Un giro per l’area Sulzer a Winterthur

sulzerareal-winterthur

© House of Winterthur

La nostra prima meta per fare quattro passi è Winterthur. Il cartello blu in Lagerplatz invita a rallentare. Risale a un’epoca in cui qui la pavimentazione in pietra era ancora solcata dai binari della ferrovia a scartamento ridotto. Oggi il più grande complesso industriale continuo di tutta la Svizzera è per la maggior parte una zona pedonale.

Lentamente, passando davanti alle facciate industriali in mattoni gialli, procediamo verso il cuore dell’area con il complesso residenziale Kranbahn. Davanti alle porte delle case scopriamo angeli in terracotta e biciclette da bambini. Superiamo una delle antiche fonderie, dove un tempo ribollivano enormi forni. Le alte finestre a tutto sesto della fabbrica ricordano una cattedrale e permettono di gettare lo sguardo verso uffici arredati in stile moderno con pareti arancioni o verde limetta. Ancora qualche passo ed entriamo nel padiglione successivo, che funge da parcheggio.

Questo alto spazio è caratterizzato da possenti colonne in ferro e rotaie per carroponte sotto al soffitto in vetro. Qualcuno ha scritto sul muro «Nevergiveupdreaming» con una bomboletta: effettivamente, il microcosmo urbano Sulzer invita a sognare a occhi aperti.

Soletta - la città barocca del numero 11

Markt in Solothurn

© Solothurn Tourismus, Christian Meixner      

A poche centinaia di metri dalla stazione di Soletta, l'escursionista cittadino sta già passeggiando lungo il tranquillo scorrere dell'Aare, con vista su Soletta sulla sponda opposta.  La prima destinazione è l'"Hafenbar", un popolare luogo di incontro estivo dei solettesi per aperitivi e chiacchiere in un'atmosfera rilassata. Una particolarità: ordinando una birra "Öufi" di Soletta sotto le grandi chiome degli alberi, è possibile immergersi nella storia della città. Undici, 11, "Öufi": qui questo numero è un culto. A Soletta si trovano infatti 11 chiese e cappelle, 11 torri e l'orologio che segna solo 11 ore. Sul suo quadrante, si cerca invano il numero 12. 

Il "numero magico" caratterizza anche l'architettura della Cattedrale di St. Ursen, il simbolo di quella che è probabilmente la più bella città barocca della Svizzera. La scala che porta alla porta è composta da 3 volte 11 gradini, 11 campane suonano nella torre, che ha richiesto 11 anni di costruzione dal 1762 al 1773. I visitatori più attenti noteranno anche che il numero di canne del grande organo all'interno della chiesa è divisibile per 11...

Il culto del numero è radicato nel passato: l'attuale cantone di Soletta era diviso in 11 baliaggi tra il 1344 e il 1532. In città si possono scoprire 11 fontane, alcune delle quali antiche, dove le donne erano solite lavare i panni. L'ex città vescovile e ambasciatrice vanta una lunga tradizione carnevalesca. Come si chiama una delle gilde più antiche? 

Durante la visita del centro storico barocco con i suoi vicoli tortuosi, i visitatori passano davanti a edifici barocchi, negozi e birrerie. Si possono percorrere le mura della città con le sue quattro porte e ammirare il campanile con il suo orologio astronomico. La città, con la sua fascinazione per il numero 11, merita sicuramente una visita.

Presente e passato a Bellinzona e Monte Carasso

Convento Monte Carasso © Filippo Simonetti

© Filippo Simonetti

È facile svanire. Con la piccola funivia blu si risale il fianco del monte sopra a Bellinzona lasciando dietro di sé il piano di Magadino, l’autostrada e i castelli. Ci facciamo portare all’antico insediamento alpino di Curzutt. Pietra su pietra, gneis su ardesia, i rustici sono stati ricostruiti nello stile tradizionale per ospitare un ostello.

Un tempo qui c’era il centro originario di Monte Carasso; oggi si passeggia sotto ai castagni, lontani dalla frenesia quotidiana, per poi scendere rilassati verso valle lungo le mulattiere. Si prosegue verso l’area dell’antico convento delle agostiniane, che l’architetto Luigi Snozzi ha trasformato in scuola e centro comunale.

Per questo progetto il comune ha ricevuto il premio Wakker e il premio Prince of Wales per il design urbano. Dalla navata della chiesa si accede camminando su un parquet chiaro all’attigua nuova sala conferenze, un cubo di calcestruzzo che si estende longitudinalmente addossato all’edificio principale con i tipici archi a tutto sesto. Si procede poi nel chiostro, immersi nei pensieri come un tempo facevano le monache. Il ritorno alla vita di tutti i giorni è un po’ brusco, ma ha un buon profumo: quello del caffè di un piccolo bar all’angolo del convento.

Presso il porto sul Reno di Basilea ogni cosa è immersa in un flusso dinamico

Rheinhafen Basel

© Basel Tourismus

Città in vista: il giro del porto comincia con una prospettiva a volo d’uccello dalla piattaforma panoramica sulla torre Bernoulli in mattoni marroni. Tutto attorno un mare di case, torri industriali e campanili, case a blocco. Nelle vicinanze ci sono anche silos che svettano nel cielo là dove un tempo prosperavano pascoli e alberi da frutta. Lo sguardo cade verso il basso, dove è in corso lo scarico della nave mercantile «Amigos» presso il bacino 1. Le benne blu e grigie trasbordano cereali.

Immergersi nell’area significa camminare sul lastricato della strada del porto. Vale la pena allora di sollevare lo sguardo per ammirare le facciate dei silos, e poi, come un’isola nel paesaggio industriale, la grigia fila di case lungo la riva orientale, da tempo trasformata in atelier e spazio culturale.

Nella corte spunta un po’ di verde dai vasi da fiori, mentre al centro c’è una barca su cavalletti. Si potrebbe ora approdare al ristorante «Zum rostigen Anker», la cui pausa invernale si conclude a marzo, per fermarsi a guardare le benne delle gru rosse e blu come la squadra del Basilea o i bracci portacontainer gialli. Oppure proseguire lungo la recinzione di confine con la Germania e la sottile striscia verde dove il doganiere coltiva fiori e yucca. Su un cespuglio sono appesi tre annaffiatoi rossi. Con il nuovo ponte pedonale si può poi stare sospesi sull’acqua, osservando l’arrivo della nave mercantile «Athina» e il passaggio della portacontainer «Zodiac» per poi proseguire anche con i pensieri.

Una passeggiata a Carouge, sulle orme del passato

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A Carouge il tempo scorre più lentamente. Lo si vede. Lo si sente. Questo paesino nel centro della città di Ginevra si è fermato al XVIII secolo. L’illuminazione stradale è assicurata da lanterne in ghisa. Fermi tutti! Ecco un segno di modernità: un cartello invita i padroni di cani a badare alla pulizia. Su un garage c’è anche un graffito: «Street Soul».

Le strade sono bordate da facciate di case a tre piani che si susseguono con un ritmo armonico, tutte con imposte in legno e grandi finestre rotonde che un tempo erano gli accessi alle officine. Attraverso i vetri si vedono i negozianti al lavoro: l’orologiaio dietro a pendole giganti; la saponaia nel suo laboratorio; la tessitrice, il rilegatore, il vasaio. Chi sa resistere alla vetrina del Maître Chocolatier Pascoët, le cui scure praline decorano la stoffa come gioielli? Chi non sorride di fronte alle borsette del cuoiaio a forma di volti colorati? Carouge rimane nella memoria insieme al suo amabile panorama.

La "Città delle scale": San Gallo

Frau mit Einkaufstüten steigt in St. Gallen lange Schlösslitreppe mit Holzstiegen hoch

Circa 13'000 gradini salgono sulle colline vicino alla città di San Gallo. È quindi la città più adatta per combinare l'utile al dilettevole: un bel panorama, la biblioteca dell'abbazia e un po' di esercizio fisico salendo i gradini.

L'attrazione della città, conosciuta anche al di fuori dei suoi confini, è il quartiere dell'abbazia, con la sua cattedrale e la biblioteca dell'abbazia, entrambe Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO dal 1983.

Passando con calma davanti al famoso monastero, dopo pochi minuti apparirà la scalinata "Untere Mühlentreppe", il punto di partenza di oggi.  Questa scalinata è in legno e conduce in varie tappe ad un'altura alle pendici della collina Freudenberg. Qui si trovano i famosi "tre laghetti" con un idilliaco stabilimento balneare. In estate è un luogo di ritrovo popolare per gli abitanti di San Gallo per nuotare, godersi il sole e fare picnic. La pausa è gradita, così come il panorama: sotto di noi si trova la città immersa nel verde con il suo imponente monastero e il lago di Costanza in lontananza. La pausa è un toccasana per le gambe.

Una mappa appositamente creata della "città delle scale" mostra dove si trovano le scale e i gradini. Le linee rosse si snodano trasversalmente, brulicando di gradini e scale sulle colline circostanti: 140 scale pubbliche, 13'000 gradini, 68,7 chilometri e 2954 metri di altitudine possono essere percorsi su di esse. Una persona l'ha fatto e ha impiegato 12 ore e 20 minuti: un record! I passi vengono celebrati nella ricorrente "Giornata della città delle scale", un modo alternativo di conoscere la città della Svizzera orientale.

Al rapporto dettagliato: Gita nella «città dei gradini» San Gallo: 5 scalinate e 4 corse

 

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di Petra Koci e Silvia Schütz,

pubblicato in data 01.06.2023, modificato in data 05.06.2023


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